Il caffè e il cinema: Eduardo de Filippo

eduardo de filippo

Il caffè è spesso rappresentato nei grandi classici della commedia all’italiana, passando da Mediterraneo di Gabriele Salvatores, Divorzio all’Italiana di Pietro Germi con Marcello Mastroianni fino ad arrivare al celebre monologo di Eduardo de Filippo in Questi Fantasmi del 1954

Sorseggiare un caffè, l’atto di mettere sul fuoco la caffettiera, il profumo emanato dal caffè appena estratto. Sono tutte azioni che non sono facili da rappresentare in una scena perché esprimono emozioni, sentimenti, tutti ben distinti e soprattutto tutti ben differenti in ogni spettatore.

I momenti conviviali con in mano una tazzina di caffè diventano così monologhi, attimi in cui il protagonista si racconta o racconta la propria esistenza, proprio come fa Eduardo de Filippo in Questi Fantasmi, un film del 1954 in cui è rappresentata una società italiana che non è proprio del tutto scomparsa.

Eccone un estratto:

“A noialtri  napoletani, toglierci questo poco di sfogo fuori al balcone… Io, per  esempio, a tutto rinunzierei tranne a questa tazzina di caffè, presa  tranquillamente qua, fuori al balcone, dopo quell’oretta di sonno che  uno si è fatta dopo mangiato. E me la devo fare io stesso, con mani.  Questa è una macchinetta per quattro tazze, ma se ne possono ricavare  pure sei, e se le tazze sono piccole pure otto per gli amici… il caffè  costa cosi’ caro… (Ascolta, poi) Mia moglie non mi onora queste cose  non le capisce E’ molto più giovane di me, sapete, e la nuova  generazione ha perduto queste abitudini cbe, secondo me, sotto un certo  punto di vista sono la poesia della vita; perché, oltre a farvi occupare  il tempo, vi danno pure una certa serenità di spirito. Neh, scusate chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso  zelo… con la stessa cura Capirete che, dovendo servire me stesso,  seguo le vere esperienze e non trascuro niente… Sul becco… lo vedete  il becco? (Prende la macchinetta in mano e indica il becco della  caffettiera) Qua, professore, dove guardate? Questo… (Ascolta) Vi  piace sempre di scherzare…. No, no… scherzate pure… Sul becco io  ci metto questo coppitello di carta… (Lo mostra) Pare niente, questo  coppitello ci ha la sua funzione… E già perché il fumo denso del  primo caffè che scorre, che poi e il più carico, non si disperde. Come  pure, professo’, prima di colare l’acqua, che bisogna farla bollire per  tre o quattro minuti, per lo meno, prima di colarla dicevo, nella parte  interna della capsula bucherellata, bisogna cospargervi mezzo cucchiaino  di polvere appena macinata piccolo segreto! In modo che, nel momento  della colata qua, in pieno bollore, già si aromatizza per conto suo.  Professo’ voi pure vi divertite qualche volta, perché, spesso, vi vedo  fare al vostro balcone a fare la stessa funzione. (Rimane in ascolto) E  io pure. Anzi, siccome, come vi ho detto, mia moglie non collabora, me  lo tosto da me… (Ascolta) Pure voi, professo’ ?…. E fate bene…  Perché, quella, poi, è la cosa più difficile: indovinare il punto giusto  di cottura, il colore… A manto di monaco….. Color manto di monaco. é  una grande soddisfazione ed evito pure di prendermi collera, perché se,  per una dannata combinazione, per una mossa sbagliata, sapete… ve  scappa ‘a mano o’ piezz’ ‘e coppa, s’aunisce a chello ‘e sotto, se  mmesca posa e ccafè… insomma, viene una zoza … siccome l’ho fatto  con le mie mani e nun m’ ‘a pozzo piglia’ cu nisciuno, mi convinco che è  buono e me lo bevo lo stesso. (II caffè ormai è pronto) Professo’, è  passato. (Versa il contenuto della macchinetta nella tazza e si dispone a  bere) State servito?… Grazie. (Beve) Caspita, chesto è cafè…  (Sentenzia) é ciucculata. Vedete quanto poco ci vuole per rendere felice  un uomo: una tazzina presa tranquillamente qui fuori… con un  simpatico dirimpettaio…”