Pirandello e il suo “ultimo caffè”

L’ultimo caffè è una celebre poesia di Luigi Pirandello, pubblicata su “La Riviera Ligure” nel giugno del 1912.

Essa racconta l’ultimo attimo di un uomo , ormai aventi con l’età, mentre si prepara il suo “ultimo caffè”.

In un estratto infatti recita: «là dirimpetto, abita un buon vecchietto, che è certo in cucina per il suo caffè»

In contro canto, Pirandello racconta i pensieri della Nera Meretrice, che è in attesa di accompagnare l’anziano nel cammino oltre la morte. La triste poesia del poeta siciliano continua raccontando gli attimi, i momenti di preparazione della nera bevanda. Il tutto si conclude con la frase: «È giorno vedi? È giorno già chiaro. Finisci il tuo caffè. Poi vecchietto caro, fa’ cuore, te ne verrai con me»

Qui di seguito l’intera poesia:

Non poter dormire,
pe’ vecchi, brutto segno
di morte vicina:
vuol dire
che il congegno
vitale si scombina.

Solo
sul tetto
della vecchia casa dirimpetto
esala un fumajolo
a spire
nell’alba
umidiccia e scialba
un lieve fumo.
Là dirimpetto
abita un buon vecchietto
che certo è in cucina
per il suo caffè.

(Vicina
la morte
a chi non può dormire.)

Curvo sul fuoco
soffia il vecchietto forte;
poi la bianca tazza
solita
prepara: tre pezzetti
di zucchero, che amaro
gli sa sempre il caffè.
Schizza faville il fuoco.

(Vecchietto caro,
tu forse non m ’aspetti.
Tra poco
pur verrai con me.)

Su la vasta piazza
dorme ancor l ’ombra bassa;
qualche mattiniero
nero
vi passa.
Languida qualche stella
dal cielo occhieggia ancora.
Salutan la novella
squallida aurora
da presso e da lontano
i galli. Eccolo: dietro
il vetro
del balcon, pian piano
ora
sorseggia il buon vecchietto
caldo il suo caffè.
Prima che tragga il sorso,
vi soffia; chiude gli occhi:
chi sa che mai ricorda!
Forse gli sciocchi
sogni di questa notte.

Venivano
da bianche tombe
lontane
tante colombe
a frotte.
Di sotto il guanciale
sgusciava una serpetta
che gli dava un morso
sul cuore
senza fargli male.

Ancora, ancora un sorso,
vecchietto, non dar retta.
Perché ti guardi attorno?
Silenzio. Batton l ’ore.
Le cinque. Chi t ’aspetta?
È giorno, vedi? è giorno
già chiaro.
Finisci il tuo caffè.

(Poi, vecchietto caro,
fa’ cuore,
te ne verrai con me.)